| La domotica |
| La casa, luogo in cui si svolgono la maggior parte delle nostre interazioni sociali, deve evolvere con la stessa velocità con cui miglioriamo la nostra qualità della vita attraverso tecnologie più avanzate e correzioni delle abitudini verso atteggiamenti più ecocompatibili. Gli sviluppi tecnologici che si sono avuti in questi ultimi anni hanno fatto sì che soprattutto un settore in particolare venisse preso più in considerazione di altri per il miglioramento della qualità della vista domestica: la domotica. |
La domotica, già attiva da diversi decenni, si occuppa della gestione interattiva di diverse attività che quodianamente dovremmo, altrimenti, svolgere manualmente. Il termine domotica, infatti indica l’automazione della casa, attraverso il controllo della maggior parte degli elementi che compongono l’ambiente domestico. La domotica, è una scienza interdisciplinare, che coinvolge per il suoi fini ultimi, settori quali l’informatica (soprattutto con lo sviluppo di internet), l’ingegneria edile, elettronica, l’architettura (l’estetica e la funzionalità)e in vari modi e misure molti altri settori. La domotica essenzialmente nasce per svolgere alcune funzioni che diversamente verrebbero svolte manualmente. Questo permette di facilitare la vita domestica, aumentandone la qualità e risparmiando enormemente a livello energetico. Permette altresì di avere maggiore controllo della propria abitazione sia internamente che all’esterno, progettando fin dall’inizio sistemi di sicurezza personalizzati. Per casa automatizzata e intelligente non si deve intendere per forza una casa stracolma di apparecchi elletrici e dispositivi tecnologici.Anzi grazie alla domotica, tutto quello che già era presente in una casa normale, viene integrato in pochi dispositivi che permettono il controllo generale su tutti gli ambienti, sintetizzando i mille pulsanti in interfacce facilmente gestibili. Ma andiamo a vedere in concreto quali sono i vantaggi di avere una casa intelligente. Prima di tutto una casa che si stata realizzata con lo scopo di migliorarne gli aspetti energetici sotto ogni punto di vista acquista a livello immobiliare maggiore valore economico. Questo è sancito da una direttiva europea UNI EN 15232 (incidenza dell’automazione, della regolazione e della gestione tecnica degli edifici) recepita in Italia dall’obbligo scattato dal 1° Luglio 2009 da aprte dei venditori di consegnare all’atto della vendita l’attestato di certificazione energetica dell’immobile (ACE). Attraverso un sistema di casa domotica si può prevenire ed evitare di incorrere nei sovraccari elettrici dall’uso combinato di più elettrodomestici, oppure si può avere sotto controllo le condizioni ambientali esterne e interne. Altro vantaggio è sicuramente quello di poter gestire tutti i sisitemi che compongono la propria casa: dal sistema di riscaldamento e condizionamento termico a quello di illuminazione e sicurezza fino alla totale gestione del sistema di utilizzo di tutti gli elettrodomestici. Si può tenere sotto controllo l‘impianto di ventilazione, il sitema anti-intrusione e anti-incendio anche se non si è in casa. Proprio questo è uno dei maggiori pregi della domotica. Grazie allo sviluppo di tecnologie fruibili ovunque, la presenza fisica non è più una caratteristica indispensabile, perchè sistemi di collegamento portatili (cellulari e computer) possono rispondere perfettamente alle proprie necessità. Unico accorgimento assolutamente da non trascurare è quello di prevedere fin dall’inizio la possibilità di aggiornamente tecnologici da fare successivamente. Questo perchè a livello tecnologico molti strumenti diventano velocemente obsoleti ma se dotati di modalità di aggiornamento possono svolgere corretamente le loro funzioni per molti molti anni, andando così ad abbattere i costi che all’inizio possono sembrare eccessivi. Fonte: per-la-casa.it |
sabato 8 gennaio 2011
Domotica
mercoledì 5 gennaio 2011
JFK e il Pil
| Andare oltre il Pil, l'Istat misurerà il benessere degli italiani |
| Il Prodotto Interno Lordo non è sufficiente per descrivere il benessere di un Paese, né la sua economia reale. In un comunicato di fine anno Cnel e Istat hanno annunciato una novità per il 2011: esperti e non esperti coopereranno per la definizione di un nuovo set di indicatori capaci di misurare il benessere "equo e sostenibile" dell'Italia. |
Per misurare la ricchezza di un Paese il Pil non basta. A dirlo non è più soltanto il Movimento della Decrescita Felice, ma l'Istituto italiano di Statistica che in un comunicato di fine anno firmato a quattro mani con il Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel) ci informa di una importante novità. A partire dal 2011 Istat e Cnel vogliono affiancare al Prodotto Interno Lordo una serie di altri indicatori in grado di misurare il Bes, "benessere equo e sostenibile". Entro la fine dell'anno saranno individuati questi indicatori utili a misurare il benessere del Paese, che sarà considerato per la prima volta come un valore incentrato sulle persone e capace di tener conto anche delle diseguaglianze, non esclusivamente di reddito, e della sostenibilità, non soltanto ambientale ma anche economica e sociale, spiega l'Istat. Non saranno più solo la produzione e la crescita economica, insomma, a indicare lo stato di salute dell'Italia. I nuovi indicatori dovranno infatti tener conto dello stato psicofisico delle persone, della conoscenza e della capacità di comprendere il mondo che queste hanno, del lavoro, del benessere materiale, dell’ambiente, dei rapporti interpersonali, della partecipazione alla vita della società. E poi ancora si dovrà tener conto dell’insicurezza e della distribuzione di tutte le dimensioni del benessere, non solo quelle monetarie. Un approccio già auspicato a livello internazionale da Ocse e Commissione Stiglitz (la commissione istituita dal Presidente francese Sarkozy, e guidata dai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen e dal noto economista Jean-Paul Fitoussi. Questo lavoro in Italia sarà condotto da un 'Gruppo di Indirizzo' istituito appositamente proprio da Cnel e Istat e che procederà per fasi nei prossimi 18 mesi. In particolare, nella prima parte del 2011 sarà condotto un confronto per una ridefinizione congiunta del concetto di benessere e delle sue dimensioni. Un confronto che coinvolgerà addetti ai lavori (statisti, economisti, ecc.) e non (politici, parti sociali, società civile). Negli ultimi mesi del 2011, invece, sarà l'Istat a proporre - in base all'analisi precedente - un set di indicatori per una misurazione più esaustiva del benessere, che verrà sottoposto poi anche al parere di varie Commissioni tecniche e all'Assemblea del Cnel. L'obiettivo ultimo, spiega l'Istat, è quello di diffondere entro la metà del 2012, un rapporto Cnel-Istat che informi i cittadini sugli esiti. "L'iniziativa - spiega l'Istat nella nota - pone l’Italia nel gruppo dei paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Irlanda, Messico, Svizzera, Olanda) che hanno recentemente deciso di misurare il benessere della società attraverso un insieme selezionato di indicatori statistici di qualità, alla cui selezione partecipano rappresentanti delle parti sociali e della società civile". L'unico neo di tutta l'operazione, emerge ancora una volta dal linguaggio utilizzato per spiegare la transizione auspicata. Troppe volte nel documento che annuncia e spiega il progetto la parola 'benessere' e la parola 'progresso' diventano sinonimi (il nome completo dello stesso Gruppo che condurrà i lavori è proprio 'Gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana'). Ma il progresso che conosciamo non è stato che la meta ultima e il percorso unidirezionale della civiltà del consumo e della cultura della crescita illimitata. C'è da chiedersi allora: come può questa parola oggi orientare la ricerca di un benessere che voglia misurare una ricchezza oltre la produzione, senza diventare l'ennesimo veicolo di un pensiero economico unico? C.B. Fonte: www.ilcambiamento.it |
lunedì 3 gennaio 2011
Alimentazione "sana"...
Perché gli hamburger di McDonald’s non si decompongono mai
La vera storia dietro la storia
Di Mike Adams - NaturalNews.com
tratto da www.comedonchsciotte.org
La vera storia dietro la storia
Di Mike Adams - NaturalNews.com
tratto da www.comedonchsciotte.org
Abbiamo parlato per anni di questo argomento, di come la chemioterapia causi il cancro, i medicinali per l’osteoporosi provochino fratture alle ossa e di come gli antidepressivi portino a comportamenti suicidi.
L’ultima “novità” scoperta dai media principali è che gli hamburger e le patatine del Happy Meal della McDonald’s non vanno a male, anche se li si lascia per sei mesi. Questa storia è stata ripresa dalla CNN, dal Washington Post e altri media commerciali che sembrano essere rimasti folgorati dal fatto che il cibo spazzatura delle catene dei fast food non marcisce.
La cosa divertente è che l’industria salutista si era già interessata a questo argomento anni fa.
La cosa divertente è che l’industria salutista si era già interessata a questo argomento anni fa.
Ricordate il video Bionic Burger di Len Foley? Era apparso nel 2007 ed è stato visto 2 milioni di volte su Youtube. Nel video c'è un ragazzo che ha comprato i suoi hamburger da McDonald’s nel 1989 e dopo due decenni non si sono ancora decomposti!
Ora lui conserva un museo di hamburger non avariati nel suo scantinato.
Ora lui conserva un museo di hamburger non avariati nel suo scantinato.
I media principali hanno ripreso questa storia? No, nemmeno una parola. La storia era stata completamente ignorata. Soltanto nel 2010, quando un artista ha postato una racconto su un hamburger McDonald’s che da 6 mesi non andava a male, i media l’hanno raccontato.
Date un’occhiata al video indicato sopra e vedrete un intero museo di Big Macs e hamburgers riuniti lungo gli anni, e nessuno di essi si è decomposto.
Date un’occhiata al video indicato sopra e vedrete un intero museo di Big Macs e hamburgers riuniti lungo gli anni, e nessuno di essi si è decomposto.
Ed è di particolare interesse soprattutto perché il recente “Happy Meal Project” che verifica lo stato di un hamburger per sei mesi, ha attirato molte critiche da chi sostiene che l’hamburger va a male se gli si dà il tempo sufficiente. Questi critici ignorano evidentemente l’esistenza del museo dei burger mummificati fin dal 1989. Questa roba sembra non decomporsi mai!
Perché gli hamburger della McDonald’s non si decompongono?
E allora perché gli hamburger e le patatine dei fast food non marciscono? La risposta più facile potrebbe essere che sono fatti con tanti agenti chimici che nemmeno la muffa li attaccherebbe.
In parte è vero, ma non è tutto.
La verità è che molti cibi trattati non si decompongono né vengono attaccati dalle muffe, insetti o topi. Provate a lasciare della margarina fuori nel cortile e vedrete che niente la attaccherà. Anche la margarina sembra essere immortale!
E allora perché gli hamburger e le patatine dei fast food non marciscono? La risposta più facile potrebbe essere che sono fatti con tanti agenti chimici che nemmeno la muffa li attaccherebbe.
In parte è vero, ma non è tutto.
La verità è che molti cibi trattati non si decompongono né vengono attaccati dalle muffe, insetti o topi. Provate a lasciare della margarina fuori nel cortile e vedrete che niente la attaccherà. Anche la margarina sembra essere immortale!
Le patatine durano decenni. Le pizze congelate resistono notevolmente alla decomposizione.
Avete presenti le salsicce e le carni trattate vendute a Natale e durante le feste? Potete tenerle per anni e mai andranno a male.
La ragione essenziale per cui le carni non si decompongono è il loro elevato contenuto di sodio.
Il sale è un grande conservante, come ben sapevano gli esseri umani che lo hanno usato per millenni. Le polpette di carne della McDonalds sono così piene di sodio che sono da considerare carne trattata, senza parlare degli agenti chimici che potrebbero contenere.
Avete presenti le salsicce e le carni trattate vendute a Natale e durante le feste? Potete tenerle per anni e mai andranno a male.
La ragione essenziale per cui le carni non si decompongono è il loro elevato contenuto di sodio.
Il sale è un grande conservante, come ben sapevano gli esseri umani che lo hanno usato per millenni. Le polpette di carne della McDonalds sono così piene di sodio che sono da considerare carne trattata, senza parlare degli agenti chimici che potrebbero contenere.
Sulla carne non ho dubbi circa la loro mancata decomposizione. La domanda che mi faccio invece è perché capita lo stesso con i panini? Questa è la parte che mi spaventa, dal momento che il pane naturale comincia a creare muffa dopo qualche giorno. Cosa può mai esserci nei panini della McDonalds che li preserva dalla vita microscopica per oltre due decenni?
In realtà, se non siete dei chimici non riuscirete nemmeno a leggere la lista degli ingredienti a voce. Ecco cosa contengono i panini, così come indicato nella pagina internet (non in quello italiano, ndt) della McDonald’s:
Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.
Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.
Non c'è male, vero? Soprattutto l’HFCS (qualcuno vuole il diabete?), l’olio di soia parzialmente idrogenato (causa malattie cardiache) e la lunga lista di chimici come il solfato di ammonio e il propionato di sodio. Yumm, mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci.
Ma la drammatica verità è che secondo me niente mai mangerà il panino della McDonald (tranne gli esseri umani) perché non è cibo!
Nessun animale normale può avere la percezione del panino McDonald’s come cibo e a quanto risulta nemmeno i batteri o le muffe. Secondo il loro buon senso, quella è roba non commestibile. Ecco perché questi burger bionici non andranno mai a male.
Ma la drammatica verità è che secondo me niente mai mangerà il panino della McDonald (tranne gli esseri umani) perché non è cibo!
Nessun animale normale può avere la percezione del panino McDonald’s come cibo e a quanto risulta nemmeno i batteri o le muffe. Secondo il loro buon senso, quella è roba non commestibile. Ecco perché questi burger bionici non andranno mai a male.
E ora arrivo alla mia conclusione su questa risibile vicenda: esiste una sola specie sul pianeta terra che è così stupida da pensare che l’hamburger della McDonald è cibo. Questa specie soffre di altissimi tassi di diabete, cancro, malattie cardiache, demenza e obesità. Si tratta di una specie che sostiene di essere la più intelligente del pianeta eppure si comporta in modo così stupido che alimenta i propri bambini con agenti chimici velenosi e con non-cibo talmente atroce che nemmeno la muffa se lo mangia.
Mike Adams
Fonte: www.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/030074_Happy_Meal_decompose.html
Traduzione per www.comedonchsciotte.org a cura di RENATO MONTINI
Fonte: www.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/030074_Happy_Meal_decompose.html
Traduzione per www.comedonchsciotte.org a cura di RENATO MONTINI
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